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Service Club d'Italia

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Il mio primo 8.000...
(Appunti di viaggio)
                                                         

No, non è un' impresa alpinistica, a dire il vero non è neanche un' impresa, ma sono solo i km che ho percorso nell'estate del 2011 in sella alla mia cara vecchia Honda Transalp.
Una decisione presa quasi per gioco con mio figlio Edoardo e gli amici di sempre, una proposta a mio figlio di fare con la sua nuova moto e la mia vecchia moto un viaggio a Capo Nord, ma quasi subito declinata per la voglia, tra l'altro comprensibile,di passare le vacanze estive con i suoi amici al caldo, al mare.
Allora mi sono detto: perchè non farlo lo stesso in assoluta solitudine?
Una  moto e un motociclista, c'è tutto quello che serve, non a Caponord dove sono già stato molti anni fa, ma sicuramente un bel giro per l'Europa: mai fatto un viaggio così lungo sulle due ruote.
E allora, giù a fare itinerari e a calcolare km.
Piano piano, il giro ha preso forma, anche perché ho amici e parenti sparsi un po' qua e un po' là. Il desiderio di passare a trovarli, ha fatto così che Colonia, Amburgo, Copenaghen, Cracovia Salisburgo siano entrati a far parte dell' itinerario.
Avevo 20 giorni di tempo, perchè comunque per ferragosto volevo essere al mare, all'isola del Giglio, dove c'erano ad aspettarmi i miei ragazzi e un numero imprecisato di amici che ogni anno sono lì.
La preparazione della moto è stata il mio primo pensiero, Transalp vecchia di 21 anni e da un anno e mezzo ferma, attrezzata subito con telai e borse laterali, paracarene, cupolino alto. Man mano che il progetto diventava sempre più reale, cresceva la voglia di approntare la moto al meglio, e così ho costruito un porta road-book, ho acquistato un navigatore usato, ho montato dei faretti supplementari e copertoni nuovi, ed ho ovviamente fatto visita a Cesare di Motomoda, meccanico ufficiale Honda il quale mi ha controllato e preparato il mezzo in modo impeccabile.
La Transalp ora era pronta ed anche il mio abbigliamento era stato rinnovato, da vero motociclista. Andava solo affinato l'itinerario e le tappe e i km realmente percorribili giorno per giorno, perchè in moto non è come andare in auto, che sali e parti, ma c'è la vestizione, il caldo, il freddo, la pioggia, il vento e la stanchezza fisica con cui devi fare i conti, perchè cadere è un attimo.
E dunque la previsione di una tiratona di quasi 750 km il primo giorno, quasi la metà il secondo e poi una media di circa 500 km al giorno ben ripartiti tra mattina e pomeriggio.
Ho iniziato a prenotare tramite internet le pensioncine o gli alberghetti che offrivano condizioni ottimali per me e il mio mezzo e devo dire che così ho risparmiato tempo, fatica e soldi, mentre il mio navy (siamo diventati amici durante il viaggio) mi ha sempre
condotto a destinazione, mentre il road-book si è dimostrato  utilissimo in più circostanze dicendomi per filo e per segno quale strada stavo percorrendo.
Il percorso era deciso nei minimi particolari: 1° giorno S. Gottardo Svizzera, poi Friburgo-Colonia-Amburgo-Hjorring Danimarca, il porto da cui partono le navi per la Norvegia, Bergen LA META, poi attraverso il telemark per Oslo-Malmo, passando sullo stupefacente ponte che la collega a Copenaghen, traghetto per Rostok-Berlino-Cracovia-Breslavia-Praga-Salisburgo e infine il Giglio.
In realtà, Bergen inizialmente non era prevista, ma poi, dopo aver visto delle foto sul web, la decisione di cambiare punto di arrivo è stata immediata e mai scelta fu più azzeccata (ci è scappata anche la rima).
Arriva il grande giorno: la partenza è alle 6.00. La moto è pronta, il pilota anche e allora VIA!!
Man mano che mi allontanavo da Roma, poi dal Lazio e così via, l'eccitazione cresceva, sembrava che fossi partito per una gita fuori porta e invece Bologna era già lì.
Le ore sono volate, e nonostante il caldo, la stanchezza non si è fatta sentire se non nel tardo pomeriggio ma ero già in Svizzera, a pochi km dal traguardo.
Avevo già percorso i primi 750 km, non male per due vecchietti, (no, non ero in compagnia, parlavo di me e della moto) .
Le tappe si sono succedute con precisione e puntualità, e il tempo mi ha assistito almeno per tre quarti del viaggio e quindi Friburgo città giovane e vivace, poi la dolce Colonia distesa lungo il suo Reno, poi la caotica Amburgo grande porto del nord ma funzionalissima (sono tedeschi) e finalmente la Danimarca.
Ho dimenticato di dirvi che nella meticolosa preparazione del viaggio avevo dimenticato un piccolo particolare, d'altronde di scarsa importanza: "IL PASSAPORTO"!! Per cui, stop di tre giorni a Hjorring (DK) per aspettarlo via posta celere che celere non è stata.
Finalmente, con documento ok mi sono imbarcato per Bergen; 20 ore di navigazione tra costa e fiordi, una meraviglia, praticamente ho trascorso quasi tutto il tempo  allo Sky-bar sul ponte più alto della nave.
Al mattino, Bergen ci ha accolto quieta e colorata, con il suo minuscolo porto ma brulicante di turisti. Una giornata per visitarla e poi la galoppata verso Oslo, 500 km attraverso una natura incontaminata e luoghi di rara bellezza.
Anche Oslo si è mostrata benevola nei miei confronti regalandomi una temperatura deliziosa e un sole brillante.
La galoppata è continuata attraverso la Svezia fino a Malmo che mi ha salutato con  una leggera pioggia che mi avrebbe accompagnato sul grande ponte che collega Svezia e Danimarca fino Copenaghen. Mia sorella che vive lì mi attendeva, insieme al primo intoppo meccanico: filo della frizione andato! Ma ero a pochi km da casa sua e con un minimo di perizia e fortuna  sono giunto a destinazione.
Stop di 3 giorni per stare un po' in famiglia con la mia dolce nipotina Amanda, una splendida danesina di 6 anni ma con l' arteteca ( traduzione  napoletano- italiano: irrequietezza) tipicamente campana, e poi con lei al famoso parco divertimenti TIVOLI anche per rilassarmi un po'.
Vicissitudini varie per il filo della frizione che non si trovava, ma alla fine ho risolto
e via per traghettare in Germania nel porto di Rostock.
Da lì sono giunto alla città del muro che mi ha aperto le sue braccia come un'innamorata.
Berlino è la città che più amo, e il giorno successivo un dolce sole mi ha accompagnato al confine polacco.
Qui la musica è cambiata, la pioggia è diventata la mia compagna di viaggio, ma solo  così si possono  avere quei boschi da fiaba, e nonostante la rottura della  visiera del casco e acqua giù dentro a secchiate, alla fine sono arrivato da Malgorzata, la mia amica polacca, che non credeva ai suoi occhi quando mi ha visto spuntare sulla stradina che portava a casa sua.
L'accoglienza calorosa da parte sua e della sua famiglia e un trattamento da principino mi hanno ripagato della fatica fatta, perchè tra pioggia e strade in pessime condizioni vi garantisco che è stata tanta.
Il giorno dopo siamo partiti insieme per Cracovia, dove mi ha fatto praticamente da guida. La città è semplicemente incantevole, il castello di Wavel, che si specchia nella Vistola, la leggenda del drago ucciso con uno stratagemma, le splendide donne polacche semplici e dolci come il loro cibo, mi hanno ripagato abbondantemente di un piccolo incidente accaduto 70 km prima di arrivare in città, dove un maldestro ragazzotto che faceva scuola guida è partito a razzo e dopo qualche metro ha inchiodato senza motivo.
Moto carica all'inverosimile, Malgorzata come passeggero, un po' di stanchezza......il
tamponamento con relativa caduta era obbligatorio.
Pagata la multa per non aver rispettato la distanza di sicurezza!!?? (abbastanza ridicolo, visto che le strade sono un terno al lotto e i camion ti fanno il pelo continuamente).
Comunque nulla di rotto né io né la mia passeggera ma .... la moto si! Tutta sbilenca di carrozzeria da non permettermi di guidarla, e allora, voilà, stradina appartata moto quasi totalmente smontata, orazioni del mattino e mi sono trasformato nel piccolo meccanico, e come Thor con il suo martello ( in realtà a me lo ha prestato un muratore che era lì), picchia qui picchia là, ho raddrizzato un po'  tutto, e poi giochino di puzzle a rimettere insieme i pezzi.
Incredibile non ne è avanzato neanche uno, e la moto ha continuato ad andare come prima; solo il faro mi lasciava qualche dubbio, perché con l'abbagliante acceso riuscivo a vedere i nidi delle cicogne sopra i comignoli. BOH..??  Il ritorno da Cracovia il giorno dopo è filato liscio come l'olio e non c'era neanche la pioggia.
Ancora una notte ospite e poi l'indomani destinazione Praga, raggiunta tranquillamente su ottime strade. Bed & Breakfast lindo e quieto a costi realmente irrisori; la signora del B&B, come mi ha visto arrivare in moto, si è precipitata giù e mi ha dovuto presentare il figlio diciottenne che stava ricomponendo  la sua dopo una caduta. Anche se ero stanco, ho fatto buon viso a cattivo gioco, e dopo la doccia sono ripartito pulitino per visitare e cenare al centro di Praga. Cena buona e città  risplendente di luci. Non mi sono attardato perchè il richiamo del letto con le sue candide e fresche lenzuola era troppo forte.
Al mattino, ricca colazione, forse anche grazie al feeling  motociclistico con il figliuolo della proprietaria, (anche a Praga i figli so' piezze e' core ) e partenza per Salzburg dove sarebbe stata ad attendermi nel pomeriggio Brigitte la mia cara amica austriaca.
Alternanza di  pioggia e sole, (con vesti e spoglia varie volte) e poi strada stupenda fino a    Salisburgo, dove la cara Brì, dopo avermi  scortato in albergo, ed avermi atteso per il tempo di una doccia, mi ha voluto offrire un "dolce" intermezzo all'hotel Sacher, con tanto di torta e fresche bevande, mentre, dall'altra parte del ponte, frotte di turisti demolivano a colpi di flash la casa di Mozart. Cena nel posto più bello di Salisburgo e cioè a Monchenberg con vista strepitosa sulla città e luna piena da fiaba, poi di nuovo in albergo.
La mattina del 14 di agosto, volata finale, più di 850 km per raggiungere l'isola del Giglio dove tutti erano ad aspettarm. Unico problema: l'ultimo traghetto per l'isola partiva alle 19,30. Ce l'avrei fatta ? Considerando i  km, i vari stop per fare benzina, l'eventuale traffico e perché no,  il piccolo guasto dell'ultimo momento?
Purtroppo non sono riuscito a partire da Salisburgo prima delle 9,30 e poi giù a manetta, (per quello che poteva permettere una moto di 21 anni, stracarica e con già 7000 km sulle spalle), fermate solo per la benzina e per sgranchire le gambe e finalmente porto S.Stefano alle ore 19,00.  Cerco la biglietteria sul pontile ma non c'è più, traghetto già pronto a partire con auto e passeggeri a bordo, corsa finale a piedi per raggiungere la nuova biglietteria, messa abbastanza lontano, e finalmente traghetto.
Mentre ero disteso sul ponte, osservavo il tramonto, e una leggera brezza mi accarezzava il viso; penso di aver chiuso gli occhi per un attimo, e quando li ho riaperti ero già al Giglio.

                                                                                                                  
Pino Ciula